|
|

|
NEL
GIOCO DELLA GARANZIA ENTRA IN SCENA IL BOLLINO
Dal
2002 è in vigore una normativa europea – diventata legge
italiana ora compresa nel Codice del consumo – sulla garanzia
dei beni di consumo durevoli. Due i principi di base: la copertura dei
vizi di conformità dura due anni e il responsabile dei difetti
è il rivenditore che si rivale sul consumatore.
GARANZIA “DIMEZZATA” Ma una buona parte delle aziende che
importano elettronica di consumo, telefonia e informatica riconoscono
solo un anno e numerosi utenti hanno avuto esperienze negative sui lunghissimi
tempi di riparazione di cellulari, tv, dvd, pc difettosi. A volte non
vengono né sostituiti, né riparati, né rimborsati
addirittura nel primo anno o nei primi sei mesi, durante i quali la
copertura è totale. E spesso per soddisfare il cliente il rivenditore
provvede a sue spese. Il contenzioso tra consumatori e rivenditori è
alto, nonostante la buona volontà di molti rivenditori.
A fine 2005 grandi catene e gruppi della distribuzione italiana hanno
deciso di creare un’associazione (la Aires) proprio per affrontare
anche il problema della garanzia: come farsi cioè rimborsare
dalle aziende inadempienti danni, riparazioni, sostituzioni, costringendole
a far fronte ai difetti per due anni.
L’INIZIATIVA AIRES L’iniziativa avviata a questo scopo
potrebbe creare però qualche confusione tra i consumatori. L’Aires,
venerdì 16 giugno, ha presentato la propria garanzia e l’ha
chiamata convenzionale o commerciale. Si basa su un adesivo che reca
la scritta “garanzia convenzionale 24 mesi” e che viene
messo sugli apparecchi per i quali ogni azienda si sia dichiarata disposta
a riconoscere 24 mesi di protezione. L’operazione che Aires pubblicizzerà
con manifesti e volantini coinvolge 2100 punti vendita di Elite, Euronics,
Export, Gre-Trony, Mediamarket e Unieuro. Ma qual è la differenza
rispetto alla garanzia vera, quella legale? Che a rispondere non deve
più essere il rivenditore ma l’azienda. Come? In che termini?
Bisogna usare i vecchi certificati di garanzia? Si deve andare dal rivenditore
o si telefona al centro di assistenza? E chi paga? Le aziende, risponde
la Aires.
CONSUMATORI E PRODUTTORI Le reazioni delle associazioni di categoria
e dei consumatori sono state immediate. L’Anie – tramite
l’associazione dei produttori di elettrodomestici e l’associazione
delle aziende delle tlc, di informatica e di elettronica di consumo
e l’Andec, che riunisce gli importatori di questi comparti –
ha dichiarato: “La sola garanzia che vale per i consumatori è
pienamente assicurata per 24 mesi sul mercato nazionale dalla legislazione
nazionale ed europea”. L’iniziativa di Aires nulla aggiunge
– si sottolinea in Aine – in termini di sicurezza e tutela
dei consumatori.
PRODOTTI DI BASSA QUALITA’ Come “Il Sole 24 Ore”
ha avuto modo di sottolineare a più riprese, il mercato europeo
è stato invaso da enormi quantità di prodotti proveniente
dall’Asia, di prezzo e qualità molto bassi, acquistati
spesso dalle stesse catene e dai gruppi della distribuzione tramite
buyer che decidono esclusivamente in base al prezzo. E la garanzia?
Le aziende serie e le catene vi fanno fronte, mentre gli importatori
non seri spesso non forniscono neppure i pezzi di ricambio. E quando
– come è avvenuto – questi prodotti si sono rivelati
difettosi e di pessime prestazioni, i consumatori pretendono giustamente
che il rivenditore provveda a riparare, rimborsare o sostituire l’apparecchio.
È su questo scottante problema che Aires è intervenuta
con l’operazione bollino-garanzia, un modo deciso per “convincere”
le aziende più “restie”.
SPETTA
SEMPRE AL RIVENDITORE RISPONDERE AL CLIENTE
Cosa cambia per il consumatore? In teoria nulla, in Europa e in Italia
la sola garanzia è quella legale e nessuna iniziativa privata
e commerciale può sostituirla. L’adesivo serve comunque
a distinguere tra apparecchi garantiti 24 mesi (anche 36 in alcuni casi)
e altri che non lo sono.
L’OBIETTIVO DELLA LEGGE SULLA GARANZIA Ma perché a suo
tempo la legge europea ha voluto responsabilizzare il commerciante?
Per moralizzare il mercato dove la stragrande maggioranza dei componenti
elettrici è pericolosa (tre quarti dei piccoli elettrodomestici
sono ad alto rischio e pessimi nelle prestazioni), dove i prodotti pessimi
scacciano quelli buoni.
È il rivenditore che sceglie, compra e mette in vendita nel “suo”
negozio gli apparecchi. E per questo lavoro riceve un compenso. Sembra
ovvio che per poterli vendere debba conoscere come funzionano, che cosa
offrono, come si installano e gli eventuali difetti o limiti.
Se, come avviene ormai molto spesso, vende al consumatore indifeso prodotti
di pessima qualità e soprattutto poco sicuri, è normale
che ne risponda. Lo dichiarano Ue, produttori e rivenditori corretti.
|
|
|